
Mi sembra logico che un sito che si chiama www.tschai.it parli del pianeta da cui prende il nome, un mondo complesso, abitato da molteplici razze aliene ma anche da umani spesso ridotti in schiavitù. Scritto da Jack Vance il ciclo di Tschai, che si pronuncia Ciài con la c dolce, è composto da quattro romanzi che narrano le vicende di Adam Reith, astronauta terrestre naufragato su un pianeta inesplorato e le sue peripezie per cercare di tornare sulla Terra.
Un lettore distratto, scorrendo la trama di Tschai, potrebbe pensare a una space opera da quattro soldi, una storia già raccontata mille volte e sulla quale non varrebbe la pena spendere molto tempo. In effetti si tratta di un intreccio che potremmo far risalire all’Anabasi di Senofonte, un’idea non troppo fresca, quindi, già letta in decine se non centinaia di altre opere.
Ma dopotutto non è importante quello che racconta una storia ma come lo racconta e Vance le sue storie le sapeva raccontare eccome. Simili a chiese bizantine, anonime viste dall’esterno ma rutilanti di oro, mosaici e icone all’interno (e chi ha visitato San Vitale a Ravenna sa di cosa parlo) i romanzi di Vance descrivono mondi fantastici, descritti con una fantasia e uno stile barocco assolutamente affascinante.
I quattro romanzi che costituiscono il ciclo del Pianeta Tschai sono Naufragio sul pianeta Tschai (City of the Chasch, 1968), Le insidie di Tschai (Servants of the Wankh, 1969), I tesori di Tschai (The Dirdir, 1969) e Fuga da Tschai (The Pnume, 1970), pubblicati in Italia dalla collana Urania nel 1971 e riproposti più volte, accorpati a due a due o in volume unico.
Una spedizione inviata terrestre viene inviata nel sistema di Carina 4269 in risposta a una trasmissione emessa duecento anni prima e proveniente da uno dei pianeti del sistema, per indagare sui misteriosi abitanti del sistema. Attorno alla stella orbita un mondo con due piccole lune, una rossa e una azzurra. Il pianeta è evidentemente abitato ma i nativi non sono certamente amichevoli, il primo contatto è un missile che distrugge l'astronave terrestre, unici superstiti due astronauti su una navetta che stava scendendo sulla superfice. Adam Reith è uno dei due, purtroppo il suo compagno viene ucciso quasi subito e lui si ritrova solo su un pianeta sconosciuto, ricco di sorprese e pericoli, nella scomoda posizione di schiavo di una tribù di nomadi. Il terrestre non è disposto a rassegnarsi a un destino di schiavitù e fugge, conquistando la fiducia e l’amicizia di due nativi, Traz Onmale, capotribù spodestato e costretto all’esilio, e Ankhe-at-afram-Anacho, un Sub-dirdir fuggitivo.
I Sub-dirdir sono umani succubi della razza aliena dei Dirdir, la situazione su Tschai è molto complessa, Adam inizia a rendersi conto che l’intero pianeta è un mosaico di culture e specie diverse. Tre razze aliene si sono installate sul pianeta, sovrapponendosi agli abitanti originari, i Pnume, commerciando ma anche combattendo fra di loro e con le tribù umane. Le tre razze sono i Chasch (divisi nei Vecchi Chasch, Chasch Verdi e Chasch Blu), i Wankh e i Dirdir, ciascuna delle quali tiene una razza umana in condizioni di schiavitù, mascherata da complessi rituali e credenze religiose, anche i Pnume hanno servi umani, pertanto ai quattro popoli si affiancano Sub-chasch, Sub-wankh, Sub-dirdir e pnumekin.
Mentre la vicenda procede gli interrogativi sembrano aumentare invece di risolversi: chi ha portato gli umani su Tschai? Chi ha distrutto le città degli Yao, il popolo umano che ha lanciato il messaggio ricevuto dalla Terra? Ma soprattutto come riuscire a procurarsi un’astronave per tornare sulla Terra?
Il passaggio di Adam Reith sconvolge certezze e situazioni cristallizzate, e in breve la sua presenza attira l’attenzione di molti, quasi tutti con cattive intenzioni. Ma con tenacia e perseveranza, tra mille incontri e scontri con le molteplici razze che popolano l’incredibile pianeta, il terrestre si farà strada sino alla meta.
Dicevo che la trama di questa storia non è nulla di eccezionale e non può essere considerata certo originale, straordinario è invece il modo con il quale Vance racconta la storia, poco meno di cinquecento pagine dense come una stella al neutrone, ai nostri giorni per raccontare la saga di Adam Reith non ne basterebbero cinquemila. A parte le prime due pagine, tutto sommato abbastanza tranquille, il resto del volume è una girandola di colpi di scena, azione, amore, nuovi popoli, combattimenti e sconvolgimenti sociali che afferrano il lettore e non lo lasciano più fino alla fine della vicenda. Anche la ricchezza di particolari e l’estremo realismo con cui Vance descrive nuove razze e strane usanze senza annoiare il lettore sono eccezionali, in tutto il ciclo ci sono situazioni e ambientazioni esotiche e sorprendenti, che tuttavia appaiono sempre credibili. Come esempi si possono citare la situazione nel territorio del Karabas, dove cercatori umani vagano per raccogliere i noduli di Crisospina, gli zecchini usati come moneta su Tschai, e dove i Dirdir li cacciano senza pietà, ma anche le crudeli sacerdotesse del Mistero Femminile e i gentilissimi agenti della Compagnia di Sicurezza Assassini. In altre occasioni si tratta di situazioni più normali, come nel caso delle scommesse sulle anguille a Urmank, ma sempre molto divertenti, gli innumerevoli personaggi sono ben delineati, con le loro stranezze e idiosincrasie, e rendono ancora più vivido l’affresco di Tschai.
Per chi non conoscesse Jack Vance un’ottimo modo per iniziare a scoprire questo grande della fantascienza.
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